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​Il Metodo: La lavorazione è delicata. Si punta a estrarre il colore e i tannini più nobili senza forzare la mano, cercando di ottenere un vino che sia "seta" al palato.
​L'Equilibrio: È un Nero d'Avola che gioca molto sulla freschezza, rendendolo adatto anche ai palati contemporanei che cercano vini meno strutturati ma più aromatici.
​Il Colore: Un rosso rubino intenso con bellissimi riflessi violacei che ne indicano la giovinezza e la vivacità.
​Al Naso: È una danza di piccoli frutti rossi. Sentirai la marasca, il lampone e la mora. A differenza delle selezioni più "cotte", qui emerge una nota floreale di violetta e un leggerissimo accenno di pepe nero tipico del vitigno, ma molto discreto.
​In Bocca: È incredibilmente armonico. Il sorso è pieno ma scorrevole; i tannini sono presenti ma così morbidi da risultare quasi impercettibili. Ha una chiusura pulita e persistente che richiama la ciliegia matura.

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​Filosofia Bio: Come tutta la linea Kore, la produzione segue rigorosi standard biologici. È un vino "puro", che non cerca di nascondersi dietro il legno pesante, ma si mostra nella sua veste più autentica e fruttata.
​Modernità: È un'interpretazione moderna del Syrah: meno "marmellatoso" rispetto ai Syrah siciliani di dieci anni fa e molto più orientato alla bevibilità e alla precisione aromatica.
​Il Colore: Un rosso rubino profondo, quasi impenetrabile, con decise sfumature violacee. È un colore intenso che preannuncia una bella densità.
​Al Naso: È la sua firma inconfondibile. La prima nota è il pepe nero macinato, seguita da piccoli frutti neri come mirtilli e more. Man mano che si apre nel calice, emergono note di liquirizia, cioccolato fondente e una sottile traccia di macchia mediterranea.
​In Bocca: È un vino di grande personalità. È avvolgente e caldo, ma con una trama tannica setosa e ben integrata. La persistenza è lunga, con un finale che torna prepotentemente sulla nota speziata e balsamica.

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​Il Terroir: Le uve provengono da terreni gessosi e calcarei, che conferiscono al vino una spina dorsale minerale che bilancia l'alcolicità tipica del vitigno.
​L'Affinamento: A differenza del Kore, qui il vino affronta solitamente un passaggio in legno (barrique o grandi botti). Non serve a coprire il frutto, ma a "domare" i tannini vigorosi del Nero d'Avola, rendendoli nobili e complessi.
Il Colore: Un rosso rubino scurissimo, quasi nero, con riflessi granati. È un vino denso, che tinge le pareti del calice.
​Al Naso: È un bouquet tridimensionale. La frutta è scura e matura: mora, marasca sotto spirito e prugna secca. Poi arrivano le note terziarie del legno e dell'evoluzione: tabacco da pipa, cuoio, cioccolato fondente e una nota balsamica di eucalipto.
​In Bocca: È un vino di grande volume. L'ingresso è potente, riempie il palato con una sensazione di calore (dovuta alla generosa gradazione alcolica tipica del Nero d'Avola di struttura), ma è subito sostenuto da tannini levigati. La persistenza è lunghissima: il sapore di prugna e spezie scure rimane in bocca per minuti.

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L'Anima del Gesso: Le vigne Resilience crescono su suoli ricchi di calcare attivo. Questo è fondamentale per il Perricone, perché la mineralità del terreno aiuta a "smussare" l'irruenza naturale del vitigno.
​Il Tempo come Ingrediente: A differenza di altri rossi, il Perricone ha bisogno di tempo. Il passaggio in legno nella versione Resilience serve a polimerizzare i tannini, trasformandoli da "aggressivi" in "nobili".
Il Colore: Un rosso porpora molto profondo, con riflessi violacei che restano vivi anche dopo l'affinamento.
​Al Naso: È inconfondibile. Mentre il Nero d'Avola sa di ciliegia, il Perricone profuma di frutti neri piccoli (mora, ribes nero) e ha una nota speziata molto forte che ricorda il pepe nero e il ginepro. La vera firma del Perricone Resilience è però la nota di liquirizia pura e di macchia mediterranea secca.
​In Bocca: È un vino di grande personalità. L'ingresso è asciutto, quasi austero. Sentirai un tannino importante ma elegante, una sapidità minerale netta e un finale leggermente amarognolo che ricorda il cacao amaro, tipico del vitigno.

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Sulla Pianta o in Cassetta: Una parte delle uve viene lasciata a maturare più a lungo sulla vite (surmaturazione) o lasciata appassire leggermente dopo la raccolta. Questo fa sì che l'acqua all'interno dell'acino evapori, concentrando zuccheri, profumi e corpo.
​La Struttura: Questa tecnica regala un vino con un residuo zuccherino leggermente più alto del normale, che lo rende incredibilmente morbido e "mieloso" al palato, pur rimanendo un vino rosso da pasto.
​Il Colore: Un rosso rubino scurissimo, quasi impenetrabile, con riflessi che tendono al granato scuro. È un vino che appare denso già alla vista.
​Al Naso: È un'esplosione di frutta sotto spirito. Verrai travolto da note di marmellata di prugne, marasca, fichi secchi e uva passa. Non mancano i sentori dolci della vaniglia, del cioccolato e del tabacco dolce, derivanti dalla concentrazione del frutto.
​In Bocca: È pura seta. È caldissimo, avvolgente e molto rotondo. I tannini sono completamente levigati e dolci. Quello che colpisce è la pienezza: riempie il palato con una sensazione di morbidezza infinita, chiudendo con un finale che ricorda la liquirizia.

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Il là vie Etna rosso 2021 è u opera d’arte enologica che cattura l’anima del territorio vulcanico. Esprime la forza è la grazia dell Etna, regalando un viaggio sensoriale attraverso la storia è la terra della Sicilia.
Un vino da apprezzare in occasione speciali, pronto ad invecchiare con nobiltà nelle cantine degli intenditori.

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Il nome N22 segue la logica della cantina: l'iniziale del vitigno (Nero d'Avola) e l'anno di raccolta (22 sta per l'annata 2022). È un vino che non vuole essere "aggiustato" in cantina; vuole essere lo specchio esatto di quella specifica vendemmia.
​Niente Filtri, Niente Solfiti: Viene vinificato con lieviti indigeni, non subisce chiarifiche né filtrazioni e non viene aggiunta anidride solforosa. È un vino "vivo", che continua a evolversi nel calice.
​Fermentazione Spontanea: La fermentazione avviene in tini d'acciaio con una macerazione sulle bucce che estrae l'anima più autentica del territorio alcamese.
​Il Colore: Un rosso rubino vibrante, leggermente torbido (proprio perché non filtrato), che denota la sua natura integra.
​Al Naso: È una sorpresa continua. Dimentica i profumi standardizzati. Qui troverai la frutta rossa croccante (marasca, ciliegia), ma accompagnata da note di terra bagnata, erbe officinali e una punta di rusticità che ricorda il fieno e il pepe nero. È un naso che sa di campagna siciliana vera.
​In Bocca: È un vino di grande energia. Non è pesante; è guidato da una freschezza citrica (quasi di melograno) che lo rende incredibilmente facile da bere. Il tannino è presente ma nervoso, vivo, e la chiusura è sapida, quasi salina.

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​Il Segreto del "Trecento": Il numero richiama spesso la densità d'impianto, l'altitudine o, più frequentemente in queste selezioni, i giorni di affinamento o una particolare selezione di vigne vecchie che producono pochi grappoli, carichi di estratto e storia.
​L'Affinamento: A differenza dei bianchi freschi della cantina, il Dromos Trecento richiede il legno. Passa lunghi mesi in barrique o tonneau, dove il calore siciliano e il respiro del legno trasformano il vigore del Nero d'Avola in una vellutata complessità.
Alla Vista: Un rosso rubino impenetrabile, cupo, con riflessi granati che si accendono muovendo il calice. È un vino consistente, che lascia "lacrime" lente sulla parete del vetro.
​Al Naso: È un’esplosione di macchia mediterranea e frutti neri. Sentirai la mora selvatica, l'amarena sotto spirito e la prugna secca. Ma è l'evoluzione a stupire: note di pepe nero, tabacco, cacao amaro e una punta di eucalipto. Non manca mai quella nota marina e iodata, firma inconfondibile delle Cantine Lipari.
​In Bocca: È un vino di grande volume. L'ingresso è caldo e avvolgente, con tannini fitti ma setosi. L'acidità del Nocera bilancia l'alcolicità del Nero d'Avola, rendendo il sorso equilibrato nonostante l'imponenza. Il finale è infinito, con ricordi di liquirizia e spezie scure.

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Questo vino nasce da uve rosse autoctone (spesso un blend dominato dal Nero d'Avola con una presenza significativa di Nocera). La scelta dell'anfora di terracotta non è estetica, ma tecnica:
​La Respirazione: A differenza dell'acciaio, l'anfora permette una microssigenazione costante che evolve il vino senza aggiungere gli aromi di vaniglia o tostatura tipici del legno (barrique).
​La Purezza del Frutto: L'argilla preserva la "scintilla" varietale del vitigno. Il risultato è un rosso che non sa di botte, ma di uva, terra e sole.
Il Colore: Un rosso rubino vivace, non eccessivamente cupo, che mantiene una bella trasparenza. La macerazione in anfora gli conferisce riflessi brillanti e un aspetto molto "naturale".
​Al Naso: È un'esplosione di frutta rossa fresca. Sentirai la marasca, il melograno e la fragolina di bosco. Ma la vera particolarità è la nota minerale e terrosa, quasi di sottobosco e argilla bagnata, accompagnata da un richiamo di macchia mediterranea (salvia e mirto).
​In Bocca: Sorprende per la sua freschezza e bevibilità. Nonostante la struttura tipica dei rossi siciliani, l'anfora rende i tannini estremamente gentili e levigati. È un vino dritto, sapido, con una persistenza che torna sul frutto croccante.

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Immagina la famiglia Tonnino che, nelle loro terre tra Salemi e Marsala, decide di non filtrare via il colore, ma di abbracciarlo. Il risultato è un vino che unisce l'anima di un bianco alla struttura (quasi) di un rosato.
​La Macerazione Pellicolare: Le bucce restano a contatto con il mosto per alcune ore. È in questo breve abbraccio che il vino ruba non solo il colore ramato, ma anche sostanze aromatiche e una leggera carica tannica che lo rendono molto più complesso di un Pinot Grigio comune.
​Il Sole della Sicilia: Se i ramati del Nord sono spesso sottili e minerali, quello di Tonnino è carnoso e solare. Sente l'influsso dei venti caldi e la sapidità del terreno trapanese.
​Alla Vista: È spettacolare. Un colore che oscilla tra l'oro rosa, il rame lucido e la buccia di cipolla. È un vino che brilla nel calice, molto elegante alla vista.
​Al Naso: È molto più intenso della versione bianca. Accanto alla pera e alla mela, compaiono note di frutti di bosco piccoli (ribes, lampone), fiori di ciliegio e una punta di crosta di pane.
​In Bocca: Sorprende per la sua rotondità. È avvolgente, quasi vellutato, ma con una spina dorsale acida che lo mantiene freschissimo. Ha una persistenza notevole e un finale sapido che richiama la vicinanza del mare.

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Consigliato dallo Chef

Il nome deriva dal contenitore in cui il vino riposa: la pipa (o pipa siciliana), una botte tradizionale tipica della zona di Marsala e Alcamo, solitamente di forma allungata. Il "3/4" indica che la botte non è colma, ma riempita solo per tre quarti della sua capacità.
​Questa scelta non è un errore, ma una tecnica precisa:
​L'Ossidazione Controllata: Lasciare uno spazio vuoto permette al vino di restare a contatto con l'ossigeno.
​Il Velo de Flor: In alcuni casi, questo spazio permette lo sviluppo della "flor" (uno strato di lieviti, simile a quello che avviene per lo Sherry o il Vin Jaune), che protegge il vino e gli conferisce aromi unici di frutta secca e salsedine.
​Lo Stile: È un omaggio ai vini pre-industriali della Sicilia occidentale, quando il vino non era filtrato, non era "pulitissimo", ma era vivo e immortale.
​Il Colore: Un ambra profondo o un oro antico carico, leggermente torbido perché non filtrato. È il colore della Sicilia bruciata dal sole.
​Al Naso: È un viaggio sensoriale complesso. Non aspettarti il frutto fresco. Sentirai miele di castagno, albicocca disidratata, scorza d'arancia amara, ma soprattutto note di ossidazione nobile: noce, mandorla tostata e una punta di smalto o cera d'api che lo rende affascinante.
​In Bocca: È un vino "materico". Ha un corpo solido, quasi masticabile, con un leggero tannino dato dalla macerazione e dal passaggio in legno. La freschezza però non manca mai, ed è accompagnata da una sapidità quasi salata che pulisce il palato in modo magistrale.

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